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La democrazia della maggioranza

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Riparto da ieri sera, quando mi interrogavo sul mio rapporto con Facebook. Probabilmente per come si è trasformato non mi appartiene più. Credo infatti che sia nato come gioco di condivisione, ma man mano è diventato un ring dove battersi per le proprie idee, confondendo spesso la libertà di espressione (articolo 21) con la pratica dell’informazione. Da qui, l’equivoco: basta un’opinione per contrastare la competenza. All’inizio, quando esplose il fenomeno, eravamo in effetti un po’ tutti storditi. Anch’io, lo ammetto, ho confuso la portata del consenso. Avere tanti amici era considerata prova di successo e invece, dopo anni, mi ritrovo gente di cui ignoravo totalmente l’esistenza, perché non c’era nessuna affinità. E’ evidente insomma che, se si tratta di una comunità, ci deve pur essere un punto comune. Capisco la pagina pubblica, dove ognuno può accedere, ma nel profilo personale dove il rapporto è più stretto, spesso quotidiano, non è possibile essere così lontani (e così assenti).

Accetto il contraddittorio, ma non è possibile in definitiva scontrarsi, esaurire energie, sui principi fondamentali. Il mio punto di vista credo che ormai sia chiarissimo, almeno per chi mi segue. Lo dico senza giri di parole così non ci sono equivoci. Dopo averli salutati con piacere, travolti dal loro entusiasmo, ormai credo che il movimento 5stelle costituisca una jattura. La loro impreparazione, il gioco delle tre carte, l’aggressività, la matrice politica, se andasse al governo, ci porterebbe davvero alla fine del tunnel. Chi, in qualche modo, appoggia questa ipotesi è dunque contro le mie idee. Appartengo a una generazione in cui ci si scannava all’interno del congresso ma poi ci si batteva tutti insieme. Adesso, con motivazioni varie, si vota esattamente contro le indicazioni del partito ed è puro autolesionismo. La società è cambiata, a Mosca i sosia di Lenin e Stalin sono ormai un’attrazione per turisti (vedi foto in piazza Rossa) e non è possibile tifare per chi, con la scusa di preservare la sinistra, tifa per chi ha dichiaratamente progetti di destra. Non amo Renzi, ma come è già stato scritto qui, è l’unico in grado di fermare i grillini. Non si può fingere di essere democratici senza rispettare la maggioranza che si è espressa fin troppo chiaramente.

Proprio quando comincia il mio mese, dunque, mi approprio dello slogan improvvisato: “una vita nuova”. Alla mia età non ho più voglia di discutere. Chi la pensa in maniera diversa ha milioni di alternative. Ricordo infatti, senza acredine, che qui la porta è sempre aperta: per entrare ma anche per uscire. Mi piace condividere progetti, viaggi, incontri, immagini, esperienze con amici veri anche se talvolta solo virtuali. Ho già usato fin troppe parole inutili.

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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