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tribù

Ricordo di una notte infernale

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Mezzanotte, “in” Ancona piove a dirotto. Finalmente ho in programma un giorno di riposo dopo tanto tempo. Mi chiama il caporedattore, il grande Grifoni: “Vai a vedere, pare che ci siano danni. Ti metto in piedi una troupe”. E’ il 13 dicembre 1982. Fiara e Possedoni mi passano a prendere a casa, in provincia è tutto a portata di mano. Andiamo verso il mare. E’ buio, è saltata la corrente elettrica. Vediamo scene apocalittiche, non ci aspettavamo tanto: i binari della ferrovia sono divelti, le case giù, la strada (la Flaminia) letteralmente accartocciata su se stessa. Andiamo avanti proprio sui binari e più andiamo avanti e più scopriamo l‘inferno. Ci chiediamo: quando finirà, cosa troveremo più avanti? Cominciamo ad aver paura, sfiorando i fili ad alta tensione. Arriviamo a piedi, inzuppati di pioggia, fino a Torrette. L’apocalisse lì  finisce.

Nella mia vita mi è capitato poi di vedere di tutto, anche il disastro dello tsunami, ma l’impressione di quella notte resta indelebile.

Chiediamo ai vigili del fuoco: ci indicano Posatora. Saliamo. La collina è venuta giù, anzi è scivolata verso il mare portandosi dietro palazzi e due ospedali, l’oncologico nuovissimo. Un disastro. Rientriamo in città all’alba, ma non c’è tempo di dormire. Dirette su dirette: io sul Tg1, segno del destino che in qualche maniera quell’evento ha favorito. Avevo già vissuto nel ’72 il lungo terrificante terremoto, stavo a “Corriere Adriatico”, la casa lesionata, le giornate in tenda, le notti in tipografia fra le scosse, la fuga a Jesi. Se non fosse per il motivo principale (un figlio nato all’ospedaletto) già basterebbero queste due tragedie per fami sentire … un po’ anconetà.

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About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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Anno 18

[dal 18 ottobre 2001]
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L’ultimo libro

Hitler e Mussolini tra passioni e potere: i tranelli della storia rivisti da un reporter di guerra e da una professoressa di lettere.

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