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tribù

Quando manca la luce

stanza

Interruzione della luce, stamattina (intervento programmato). Mi sveglio in pieno panico: le serrande non si alzano perché sono elettriche, niente caffè perché ho la macchinetta elettrica, non funziona niente di niente, figuriamoci internet con il modem spento. Tralascio l’elenco completo: televisione, elettrodomestici, aggeggi vari di supporto al pc, tipo stampante. E per fortuna il telefonino ha ancora carica (e ne ho uno solo) ma il cordless è out. Mi rendo conto che siamo tutti diventati ormai schiavi dell’energia. Hanno calcolato che un appartamento normale di oggi consuma come un’azienda italiana negli anni ’50. Ripenso a Baghdad quando il generatore non poteva sopportare tutto e allora dovevamo scegliere tra l’ascensore (e il Palestine è un grattacielo) e l’aria condizionata, a 60 gradi all’ombra. A Kabul poi anche peggio, costretti praticamente a vivere al buio da quando si spegneva il sole: leggere con la torcia, scrivere con la candela. Ho ritrovato una foto della mia “stanzetta” afghana quando il solito generatore mi regalava talvolta il barlume di una lampadina. Il fatto è che per noi era una parentesi, mentre da quelle parti è sempre così. Eppure, direte, è lo stesso mondo. Sì, ma si vive in maniera diversa. Noi diventiamo matti se manca un’ora di corrente (e urliamo contro il black out), in altri posti c’è al massimo solo per un’ora al giorno. Una notte di luminarie a Manhattan, che so, basterebbe a soddisfare il bisogno di un anno di un intero Paese africano. Forse dimentichiamo spesso questo piccolo particolare: c’è chi paga in termini di vivibilità per mantenere le nostre insane, ma comode, abitudini. Sempre più spesso purtroppo qualcuno ci ricorda, assai drammaticamente, la differenza spacciandola per religione. Piangiamo i morti, la paghiamo fin troppo duramente, ma il nodo sta tutto lì. Già scriveva Trilussa nel 1914: “Ché quer covo de assassini che c’insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe li ladri de le Borse”. Ed era solo la prima guerra mondiale, adesso già siamo alla terza o forse alla quarta. Lo so, sono discorsi scomodi ma se non ci liberiamo della schiavitù del petrolio non ne usciremo mai.

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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4 thoughts on “Quando manca la luce

  1. Interessante riflessione. Ho abbastanza anni per ricordare che quando ero bambina di elettrico c’era soltanto la luce e la radio. Arrivarono poi il frigorifero e la lavatrice. Ora ne godiamo a piene mani lamentandoci dei costi in denaro e non pensando ai “costi” reali. Grazie.

    Posted by Paola Menada | 23 March 2016, 21:52
  2. Ho la presunzione di replicarti appena ho visto la foto inserita nel post che fosse una stanza di albergo attrezzata col tutto pronto ad evaquare. Buona notte.

    Posted by Valerio | 23 March 2016, 22:03
  3. Gabbià se pole vive puro co poco. ‘N pezzo scritti co er core da rifrette. ciao

    Posted by ceglieterrestre | 29 March 2016, 15:26

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