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Egitto, la rivolta infinita

DSCN1861Non voglio fare la figura di quello che ha capito sempre tutto, ma certo andare sui posti aiuta. Tornavo dalla Libia, dove anche lì ci voleva poco a intuire un post Gheddafi sanguinoso, e il primo approccio con l’Egitto era stato altrettanto chiarificatore. Era il marzo del 2011, quasi tre anni fa. C’erano rovine e carri armati, fin da Alessandria, ma soprattutto al Cairo. La capitale era completamente militarizzata, c’era qualcosa nell’aria di molto pesante. Sono andato, costeggiando il Museo Egizio, in piazza Tahir. La calma era solo apparente, una sensazione di tregua dopo una battaglia sanguinosa. C’erano anche altri segnali inquietanti. La sera sono capitato in mezzo a una rissa gigantesca. Un poliziotto mi ha spiegato: “Succede ogni sera, sono gli islamici che danno la caccia ai cristiani”. E allora ho capito perchè il mio giovane autista che mi aveva riportato dal confine libico si era fermato: per aiutare i suoi amici copti. Di quest’impressione di una “primavera araba” fondamentalmente fallita ne avevo dato conto fin da allora. In alcuni post scritti in tempo reale. Ma la rivolta ancora non è finita e continua a scorrere sangue: oggi ci sono stati almeno diciannove morti. Ed è soprattutto lo scontro religioso, mascherato da quello politico, che preoccupa. Quando finirà? [Foto: piazza Tahir dietro il Museo Egizio, 2011]

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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