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L’inferno di Kibera

Un treno merci è deragliato nella baraccopoli di Kibera a Nairobi, la più grande del Kenya. Il convoglio si è schiantato sulle case della baraccopoli facendo temere che decine di persone potessero essere rimaste intrappolate. Gli abitanti della zona hanno però spiegato che molti si trovavano in chiesa al momento dell’incidente e altri erano tornati nei loro villaggi per il Natale. Video

[Nairobi, 2003] …Ed eccola Nairobi, capitale per caso. Nata semplicemente perché qui finiva (e finisce) la prima ferrovia che dalla costa di Mombasa trasportava (e trasporta) persone e soprattutto merci nell’interno. Nairobi, in lingua masai, significa “la città delle dolci acque”. Oggi sembra una sciagurata ironia. E’ una megalopoli piena di contraddizioni, magica e disperata, malata di traffico e di miseria, abitata da gente generosa e criminali. La sorvoliamo. Laggiù c’è l’inferno. E’ la più grande delle cinque baraccopoli di Nairobi. Settecentomila abitanti, il quartiere si chiama Kibera. Per tutti è il quartiere maledetto. Il treno ancora taglia in due il quartiere come secoli fa. Passa quattro volte al giorno. Molta gente sale spesso senza sapere dove andare ma soltanto, come dicono in Africa, per smuovere il tempo, per fare qualcosa. E’ qui, in questo inferno, che finiscono drammaticamente le speranze dei Masai, e di tutte le altre tribù, in cerca di salvezza. Fuggono dalla natura arida, ingenerosa, non hanno la forza di aspettare e s’infilano nel tunnel senza sapere che qui di speranze ne hanno ancor meno. E’ un mondo a se stante, Kibera. Con le sue leggi. Il giorno prima che venissimo qui hanno ucciso un ragazzo colpevole di aver rubato. L’hanno giustiziato, lapidandolo. Quel ragazzo non mangiava da giorni. Era comunque destinato a morire. Spiega Andrea Marana, capo quartiere di Kibera: “L’emergenza più grande è quella sanitaria. Qui si sta male e si muore per poco. Se ci si ammala non ci sono medici nè medicine” . Oggi è domenica. Sembra una domenica come  tante. Il vestito della festa e la partita di calcio, fra due squadre studentesche del quartiere. L’aspetto più allucinante forse è questa idea di normalità. Chi vive nell’inferno si sente in un posto qualsiasi. I bambini sorridono, tutti sorridono. Da brividi.

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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