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Chi ha ucciso Livatino

Il 21 settembre 1990 veniva ucciso Rosario Livatino, il giudice di cui Cossiga disse dal Quirinale: “Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno…? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta”. Alle affermazioni di Cossiga rispose la storia, che ci lascia in eredità una frase trovata negli appunti dello stesso Livatino, che sembra fatta apporta per l’ex “picconatore”: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Carlo Gubitosa  Il giudice ragazzino  Rosario Livatino

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[I pendolari della mafia]. Stazione di Mannheim, in Germania, distretto di Rhein-Neckar. Dicono che da qui sono partiti i killer di almeno tre dei più feroci delitti di mafia degli ultimi anni. Vittime i giudici Saetta e Livatino e il maresciallo dei carabinieri Guazzelli. Forse le stesse mani hanno ucciso anche Borsellino e c’è chi non esclude una pista tedesca, addirittura, per la strage Falcone. Anonimi camerieri a Mannheim, tutti giovanissimi, implicati nella droga, secondo le ultime indagini, hanno raggiunto la Sicilia in treno. C’è l’”Italia  Express” alle 22,10 di ogni sera. Arriva a Roma alle 11,30 della mattina successiva. Da Roma un altro treno per Palermo. Esaurita la loro missione di morte hanno compiuto lo stesso giorno il viaggio di ritorno. Li chiamano i pendolari della morte. La conferma definitiva è arrivata quando i carabinieri, in collaborazione con la polizia tedesca, hanno arrestato proprio a Mannheim gli assassini del maresciallo Giuliano Guazzelli, detto il mastino per la sua tenacia, ucciso con cinquanta colpi di kalashnikov. Sono finiti in carcere Diego Provenzani, Salvatore Di Caro, Gioacchino Di Rocco e Ignazio Ilotto. Quattro tossici, quattro “stiddari” appartenenti alla mafia emergente agrigentina, arruolati per una manciata di marchi. Un quinto uomo del commando è ancora latitante. Ordine di cattura in carcere invece per Gaetano Puzzangaro, il personaggio-chiave del gruppo di fuoco. Responsabile non solo del delitto Guazzelli, ma secondo il racconto del pentito Gioacchino Schembri, anche dell’omicidio Livatino: fu l’uomo che finì con un colpo in bocca, nel settembre del ’90, il giovane giudice, il primo che scoprì la pista tedesca. Livatino ripeteva spesso che per capire la nuova mafia bisognava andare in Germania. Gli credeva soprattutto Giovanni Falcone che più volte era venuto qui. Dopo la sua morte, sulla pista tedesca, soprattutto sull’asse Palma di Montechiaro-Mannheim si era gettato Paolo Borsellino. E probabilmente gli è stato fatale. Era stato lui a convincere Gioacchino Schembri a collaborare con la giustizia. Da lui, Borsellino aveva saputo i nomi dei killer di Livatino: tutti di Palma di Montechiaro e tutti residenti a Mannheim dove  sono stati condannati all’ergastolo. L’ordine di cattura per il delitto Livatino arrivò da Palma di Montechiaro la stessa sera dell’omicidio, il 21 settembre del ’90.  [segue: la Stidda]

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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2 thoughts on “Chi ha ucciso Livatino

  1. L’ha ribloggato su carlenrico.

    Posted by carlenrico | 21 September 2013, 21:05
  2. Grazie.

    Posted by Lorenzo | 21 September 2013, 21:42

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