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Le due facce di Hong Kong

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Ho conosciuto Hong Kong negli anni 90, andando in Australia. Non ho documenti di allora  e non riesco a rintracciare le immagini mandate in onda al Tg1 sull’inferno di un quartiere poi raso al suolo. Sono tornato nel 2007 e ho scritto questo pezzo sulle differenze abissali fra le due facce della stessa metropoli: il centro con i negozi più lussuosi del mondo e a pochi passi la città dei disperati.

Hong Kong, una metropoli di oltre cinque milioni di abitanti piena di contraddizioni, con almeno centomila miliardari e il triplo di autentici disperati. Colonia britannica (ancora la chiamano “la perla della corona”) tornata nel 1997 alla Repubblica popolare cinese. Nel cuore della penisola di Kowloon, un pezzo di Cina scampato di fatto alla dominazione britannica anche dopo la seconda guerra dell’oppio, batte un cuore violento e corrotto: la Walled City, la vecchia città murata, tutte le case appoggiate l’una all’altra come per non cadere. Il muro fisicamente non c’è più (sulle sue macerie è nato l’aeroporto Kai Tak) ma la barriera è comunque evidente tra il quartiere e il mondo esterno. E’ il muro del silenzio e dell’omertà, al di là del quale vivono 33 mila persone, ammassate in cinquecento alloggi fatiscenti, privi di ogni condizione igienica. Un inferno, dove trovano rifugio tossicodipendenti e spie, assassini e prostitute. Un pomeriggio di qualche anno fa, ci siamo infilati in queste stradine piccolissime e buie dove il sole non riesce ad arrivare e dove la polizia non può e non vuole entrare. Qui domina la legge dei Grandi Fratelli, i Daih Lo, i capi delle triadi, le società segrete che controllano spaccio di droga, gioco d’azzardo e ogni altro traffico illecito. Tutto sembra in apparenza normale anche se ogni sei minuti viene commesso un reato e ogni cinque giorni un omicidio. Ma vecchi e bambini, a cui è toccato il destino di nascere qui, non danno l’idea di avere paura, abituati come sono a vivere nella giungla. Ormai tutto questo è sparito. La Walled City è stata rasa al suolo e le immagini riprese allora avranno il senso di un testamento alla disperazione. Al suo posto sono nati giardini. Il problema è che non si è mai saputo dove sono finiti tutti quei poveri dannati.  (2007)

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About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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One thought on “Le due facce di Hong Kong

  1. Ot- il Papa che “”apre”” all’aborto e al divorzio (testamento biologico è ancora punto interrogativo), addirittura: “aborto e divorziati, la svolta del papa” (!) – articolo, corriere.it –

    Praticamente il senso è che sono accolti anche loro…dalla Chiesa, “misericordiosamente”. Grazie… veramente il problema principale della vita, non avremmo saputo come fare altrimenti.
    Solo che io invece ho un’altra domanda: perchè tra tanto buonismo, sfugge sempre la bontà della misericordia… del LIBERO ARBITRIO? di questo non ne parla mai nessuno….

    Posted by Twiggy (la rivoluzione estetica) | 20 September 2013, 21:22

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