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guerra & pace

I Balcani, la guerra vera

carrarmato

Una guerra. Come si fa a spiegare una guerra? Soprattutto, come si fa a spiegare la paura. A raccontare il dolore. Ci si veste di divise diverse, magari dello stesso colore, e si decide di essere nemici. Della guerra ricordo silenzi e fragori, tumulti e singulti. Ricordo, ad esempio, un cielo d’amianto a Vukovar. E quel pianto. E’ stato difficile capire da dove venisse. Quel pianto non era serbo o croato, era semplicemente di un bambino. Sei mesi di assedio, un cumulo di macerie, cataste di cadaveri. “E chi li ha contati?” mi disse uno che chiamavano Lucky forse perchè era uno dei pochi sopravvissuti, lui serbo, moglie croata, famiglia simbolo della guerra fratricida. “Le differenze fra noi? Ce le siamo inventate. Parliamo la stessa lingua e diciamo che sono due lingue diverse. Così abbiamo l’alibi di non capirci”. I bambini di Vukovar su quei mesi di sangue hanno scritto due libri. Uno i bambini croati, l’altro i bambini serbi. I libri sono identici, le stesse storie di lacrime. La Jugoslavia inventata da Tito.

Già. La guerra vera l’ho conosciuta in Croazia. Quel ragazzo, Lucky, aveva un’officina a Vukovar. Ormai era un cumulo di macerie, come la sua casa. Ricordo bene che mi disse: “Finchè c’era da combattere comunque la mattina mi alzavo con qualcosa da fare. Adesso che non c’è da sparare e bisogna tornare a vivere non ho più niente. A trent’anni è come se fossi morto”. In Croazia ho ritrovato i racconti dei miei genitori, di quando mio padre mi raccontava dei bombardamenti alla stazione di San Lorenzo, proprio davanti la nostra casa a Roma, e delle fughe nei rifugi, che poi erano le cantine del palazzo. Mia madre mi raccontava delle paure e di quando si ammalò di tifo. Ho passato una notte di Capodanno a Karlovac e c’erano tre donne malate di tifo, proprio come mia madre. Una guerra oltretutto che ho vissuto dall’inizio. Mi ero appena ripreso dalle fatiche del Kuwait che mi mandano in quella che era la Jugoslavia: insomma ormai avevo preso una strada professionale precisa. C’era stata qualche scaramuccia in Slovenia, ma nientedichè, in dieci giorni avevano ottenuto l’indipendenza, anche grazie all’appoggio del Vaticano. Ma in Croazia era diverso, Belgrado non accettava di perdere una regione ricca e l’accesso al mare perdendo anche la Dalmazia. Zagabria a giugno del ’91 si dichiarò indipendente e da lì cominciò una guerra pesante, sanguinosa che durò addirittura quattro anni. Non so esattamente quanti furono i morti, ma sicuramente non meno di diecimila, per metà civili, un centinaio i bambini. E poi i feriti, gli scomparsi, i senzatetto e gli almeno cinquemila prigionieri. In quell’inferno ho passato, ad intervalli, almeno due anni.

Per spiegare la guerra infinita nei Balcani abbiamo spesso sentito ripetere una parola: “sumnja”, sospetto. Non si può capire se non si sa che una moglie croata è pronta a uccidere il marito serbo (e viceversa). “Non lo uccido come marito, naturalmente, lo uccide come serbo” mi ha detto una volta al microfono una donna croata. E i figli? Dipende dal cognome, cioè dal  padre. Vukovar per questo è stata il simbolo della guerra perché equamente divisa fra le due etnie: trentamila serbi e trentamila croati e nessuno che vuole più vivere con l’altro. Così andando in montagna si sparava sulle proprie case e sui compagni di scuola. Secondo una prassi dei vecchi cronisti, andiamo via di notte alla prima tregua, prima che si ricominci a sparare. Ma poi torniamo, molte altre volte.

Dalla notte, la Croazia è il ventottesimo Paese dell’Unione Europea. Mi sarebbe piaciuto stare in piazza Jelacic, a Zagabria, a festeggiare.

 

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

Discussion

14 thoughts on “I Balcani, la guerra vera

  1. Scusa eh…non è per difendere nessuno o per schieramenti vari che non ho, ma posso sapere che c’entra Tito??
    …”le stesse storie di lacrime. La Jugoslavia inventata da Tito” (?)
    o da Milosevic?

    Posted by Twiggy (la rivoluzione estetica) | 1 July 2013, 13:28
    • basta conoscere la storia per capire
      la jugoslavia è stata letteralmente inventata da tito, ha messo insieme Paesi e popoli diversissimi

      Posted by pinoscaccia | 1 July 2013, 13:29
      • Dopo la seconda guerra mondiale, il maresciallo Tito, capo del governo, iniziò una politica di alleanza con l’Unione Sovietica, e instaurò un regime dittatoriale di stampo socialista in cui il partito comunista era l’unico legalmente riconosciuto. Pian piano, però, iniziò un progressivo allontanamento da Stalin, per poter governare liberamente l’economia del proprio paese e farla sviluppare. Dopo diversi dissidi con Mosca sulla politica estera e su quella interna, la Jugoslavia, nel 1948 fu espulsa dal Cominform e ne restò fuori per sempre, uscendo definitivamente dall’orbita di influenza sovietica.

        Posted by pinoscaccia | 1 July 2013, 13:32
        • Sì appunto, no sembrava “la jugoslavia inventata da Tito” come se fosse colpa sua… poi sempre dittatore fu, ma insomma: “Dopo la scomparsa di Tito (maggio 1980), che per circa 40 anni aveva garantito la coesione pacifica di una realtà fortemente eterogenea dal punto di vista etnico, politico, religioso e culturale, si apre una fase di instabilità determinata da un’inflazione crescente, da un forte indebitamento estero e da un farraginoso sistema decisionale legato alla rappresentanza etnica”…

          Posted by Twiggy (la rivoluzione estetica) | 1 July 2013, 13:37
  2. è perchè se eterogenea deve per forza disgregarsi?
    io proprio ancora non ci ho capito niente di quegli impulsi distruttivi che hanno portato a quell’atrocità.

    Posted by Twiggy (la rivoluzione estetica) | 1 July 2013, 17:10
  3. comunisti con fascisti, musulmani con cristiani… cultura ottomana con cultura austro-ungarica…benessere contro miseria….no, impossibile: si potevano tenere insieme solo con la forza, finchè il regime di tito ha soffocato tutti
    per non parlare di un odio antico che risaliva alla seconda guerra mondiale

    Posted by pinoscaccia | 1 July 2013, 20:18
  4. Popoli compricati e metteli inzieme granne impresa.

    Posted by ceglieterrestre | 1 July 2013, 20:41
  5. quale odio della seconda guerra mondiale?

    Posted by sissi | 1 July 2013, 21:26
  6. Come lo stretto di Gibilterra, o le bocche di Bonifacio. Zone di confine di mari diversi, perennemente agitati. L’ex Yugoslavia è confine di popoli troppo diversi. La tolleranza, l’accoglienza, la condivisione non sono principi che si impongono per decreto. Noi italiani siamo solo geograficamente più fortunati, sono sicure che, altrimenti, avremmo i nostri bei problemi.

    Posted by senzanord | 3 July 2013, 15:07
  7. Forse non erano “abbastanza” diversi…invece, per compiere quello che hanno compiuto.
    Se ognuno dovesse ammazzare chi sente diverso da sè, non rimarrebbe più nessuno.
    Riguardo l’importanza delle “affinità culturali” sono d’accordo comunque – infatti non capisco proprio come la turchia potrebbe far parte dell’europa essendo tanto diversa da noi, per esempio – ma in ogni caso perchè ciò avvenga servirebbe un’individualità e uno sviluppo della personalità da anteporre all'”anima di gruppo”. Interessante che relativamente all'”autodeterminazione dei popoli” di Wilson, Steiner abbia risposto così: soltanto l’individuo può essere libero.

    Posted by Twiggy (la rivoluzione estetica) | 3 July 2013, 17:59
  8. per quanto…tratto da un articolo: “uno stato regionale il cui potere sarebbe unicamente giuridico-politico, in senso democratico, popolazioni ed etnie diverse che vivano di nuovo in simbiosi, potendo vivere ciascuna la propria cultura e spiritualità in un clima di totale libertà su quel piano (…) sulla base della fraternità e della solidarietà tra talenti e bisogni” .
    e “un federalismo che anzichè poggiare sul territorio e le aree geografiche, con uno stato frammentato in più stati federati (caso dell’ex jugoslavia dove una miriade di stati nazione in miniatura coesistono senza che alcun legame particolare li unisca), un federalismo che poggi invece sulle persone, consentendo che più nazioni possano coesistere in uno stesso stato, i cui abitanti che lo auspicano si uniscono allora in funzione della loro affinità nazionale (e culturale) e non del luogo di residenza, per amministrare insieme e in completa indipendenza i propri affari nazionali, mentre il sovrano territoriale, lo Stato, si limita a gestire gli affari comuni a tutte le nazioni”. – tratto da M. Joseph e Stefaniè Pierre-Caps – La multinazione –
    io non capisco perchè ancora nel terzo millennio non ci si riesca, almeno a capirlo.

    Continua: “questa dissociazione tra territorio e popolazioni richiama l’idea di Steiner della Triarticolazione sociale in base alla quale vengono separati lo Stato – il cui unico ruolo è quello di garantire il diritto sull’insieme di un territorio – , la cultura o vita dello spirito – fatta della libera iniziativa della popolazione, ovvero degli individui e dei piccoli gruppi – e l’economia – la cui funzione non è il profitto egoistico ma la soddisfazione dei bisogni umani.
    Nel 1922 Steiner aveva proposto di risolvere il problema delle minoranze tedesche nei Sudeti dissociando proprio questi tre aspetti. All’epoca si sarebbe potuto, in questo modo, evitare la Seconda Guerra Mondiale. Più di 20 anni fa, al momento della “caduta del muro”, si sarebbe potuto ugualmente prevenire la venuta di un Milosevic e di tutti i nuovi nazionalisti riunificando le due germanie in un modo che tenesse conto delle differenze spirituali e dell'”autonomia personale” (o federalismo personale che parte dagli individui).
    Invece si creano sempre nuove frontiere ed eserciti e andremo direttamente verso nuove catastrofi sempre più grandi”. L’unica soluzione, quella di cui sopra (più sopra…cioè).
    Del resto, l’avevo già detta la massima di O. Wilde…secondo il quale il numero dei tiranni è tre: quello che tiranneggia il corpo, quello che tiranneggia l’anima e quello che tiranneggia l’anima e il corpo, e il primo si chiama principe, il secondo si chiama papa e il terzo si chiama popolo? ;)))

    Posted by Twiggy (la rivoluzione estetica) | 3 July 2013, 19:46

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