you're reading...
reporter

Il mestiere di inviato: incontro a Floridia

1000815_466437956774446_83325937_n

«Il cronista sta per strada, a rischiare». E’ la filosofia del giornalista romano Pino Scaccia.Corrispondente di guerra, volto notissimo della Rai, autore di diverse pubblicazioni, Scaccia ha ammesso che la paura nell’effettuare pericolosi report sui fronti più caldi del mondo, esiste. Se non ci fosse, si sarebbe folli. Il timore, tuttavia, non può scattare durante il lavoro.Al convegno organizzato da Primavera floridiana hanno dato il loro contributo il corrispondente della Gazzetta del Sud, Salvo Pappalardo e l’avvocato Emanuele Faraci che ha moderato i lavori.Presenti in aula anche il sindaco, Orazio Scalorino e il vicesindaco, Lino Rizza.La storia condensata nel personaggio-Scaccia non poteva non calamitare l’attenzione della cittadinanza.Incalzante l’intervento della giornalista Laura Valvo, che ha innescato un botta e risposta gradevole all’uditorio, perché foriero di spunti di riflessione.Pino Scaccia ha ricordato che i testimoni, nel bel mezzo di un’azione, sono decisivi.Durante i suoi ricordi di inviato di guerra scorrevano le immagini dei suoi più famosi reportage.Fra le più significative l’interviste anche quella all’indimenticato magistrato ucciso dalla mafia Giovanni Falcone.Una delle sue ultime dichiarazioni, quando affermò che «la mafia è ancora viva» deve servire da monito a quanti sono impegnati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.Lo stesso ospite, Emanuele Faraci, ha rimarcato l’importanza di essere sul posto per trasmettere una corretta informazione.«Si parla male di noi giornalisti – ha ricordato Scaccia. – Ma come dice la giornalista autrice di Report, Gabanelli, sono solo “rumori di sottofondo”. La realtà è invece nella morte di 100 reporter all’anno nel mondo: muoiono perché raccontano la verità, per difendere la libertà, per difendere la democrazia».Laura Valvo ha chiesto al reporter perché ci sono ancora zone del mondo in cui si «gioca» a fare la guerra. E come ci si sta quando si è così vicini ai rischi che comporta una guerra.Si può innescare una sorta di desensibilizzazione?«Le guerre non le fanno i popoli» è stata la risposta illuminante del cronista di guerra.«Le guerre sono mosse da interessi ignobili: economici, politici, geografici». Per Pino Scaccia le scuse per scatenare un conflitto si trovano facilmente. In tutto questo, i popoli soccombono.Il presidente degli Stati Uniti, Bush, convinse il mondo che era necessario bombardare, per un ipotetico legame fra Bin Laden e Saddam Hussein.«Disse una scemenza clamorosa. In Siria, rischia lo stesso Obama». Poi, le emozioni dell’uomo: «La paura devi averla per salvare la lucidità. Se non ne hai sei un imbecille o esaltato. A me hanno sparato più volte. Ma durante le azioni devi metterla da parte». L’intervista che manca? «Non ho mai inseguito personaggi famosi. Ho cercato eventi. Le interviste devono spiegarmi le cose: un mullah di 112 anni o una donna che in Afghanistan che s’è tolta il burka, per risvegliare le coscienze, mi sono rimaste impresse».Un altro capitolo è stato dedicato alla giornalista Ilaria Alpi: «Una storia che ancora mi fa soffrire. L’inviato che soccombe ha fatto errori, lo dico con grande affetto».Sotto scorta, Scaccia, è stato sempre accorto, fronteggiando banditi senza scrupoli. Poi emerge la sua densa empatia. Nell’esperienza di guerra gli sono rimasti dentro gli sguardi dei piccoli, dei bambini impauriti: per lui sono a pieno titolo «figli adottivi» a tutti gli effetti. I suoi sono sparsi fra Afghanistan e Albania.«Sono capaci di sorridere pur non avendo un motivo per farlo. Difficile spiegare ai nostri bambini come vive il 95 per cento del mondo. O agli Iracheni, descrivere una pace sconosciuta».Ma quanta commozione c’è stata durante alcune interviste? C’è stata, ma dopo aver mantenuto i nervi saldi.«Ho pianto, ma non per paura. Piuttosto, per lo stress accumulato durante la cronaca, davanti allo sguardo delle madri davanti ai figli morti. La ferita resta dentro. Cambia i valori: solo il 5 per cento del Pianeta vive nel modo che conosciamo. Il resto muore di fame e non fa la fila per l’ultimo smartphone». Una conversazione, quella di Pino Scaccia, giornalista di razza, che ha incuriosito il numeroso pubblico presente nell’Aula consiliare del Comune di Floridia.Scaccia in conclusione si è soffermato anche sul ruolo che oggi ha l’informazione, anche alla luce dei grandi cambiamenti legati alle nuove tecnologie.Roberto Rubino (La Sicilia)

Scaccia: “Ho figli adottivi in tutto il mondo” (di Salvo Ganci)

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

Discussion

10 thoughts on “Il mestiere di inviato: incontro a Floridia

  1. L’ha ribloggato su carlenrico.

    Posted by carlenrico | 18 June 2013, 10:38
  2. e ricordo tutte le volte che all’improvviso ci salutavi e partivi per terre martoriate… ma il peggio per te l’ho temuto in Iraq… ricordo Luc che al telefono mi chiedeva tue notizie, anche lei preoccupata…senza che trapelasse nulla… e i tuoi bimbi e le tue foto di guerre, terremoti, morti, devastazioni… sei un uomo “grande” Pino, hai svolto il tuo compito con un enorme carico di umanità e mai hai infierito nel descrivere il nemico… ricordo l’uccisione dei figli di Saddam ed il tuo composto commento… ciao

    Posted by Pinù Ballini | 18 June 2013, 10:45
  3. per togliere quell’orribile faccina, cosa devo fare?

    Posted by Pinù Ballini | 18 June 2013, 10:46
  4. Ciao Gabbià, doppo ‘na nottataccia sortanto pe contà le guere che ce so su sta tera. Mo sto poste lo leggo e me conferma la crudertà che se dona co la scusa de rigalà la libbertà. Li potenti nun fanno le guere pe la libbertà de noantri, le fanno sortanto pe er guadàmmio de lorantri. Continua a scrive e ama tutti li regazzini che incontri. :(

    Posted by ceglieterrestre | 18 June 2013, 15:35
  5. Nell’immaginario di oggi il giornalista è colui che sta seduto nei talk-show a esprimere opinioni, anziché stare là dove i fatti avvengono, per raccontarli. Al massimo, quelli in prima linea, stanno davanti al monitor di un pc per beccare per primi un lancio di agenzia.
    Eppure esempi da seguire ci sono, perbacco…

    Posted by Marco Alici (@MarcoAlici) | 19 June 2013, 08:15
  6. Ciao P rispetto ai figli nel mondo la tua è una famiglia numerosa quindi non ti sentirai solo “Che ne pensi del libro di Bisignani ?” alla prossima ciao

    Posted by Rosaria | 19 June 2013, 10:18
  7. [OT Cucine da incubo USA]:

    “Pizza alla griglia” all’americana:

    VIDEO: http://yhoo.it/11jfYUc

    “Pizza alla griglia” all’italiana:

    VIDEO: http://youtu.be/zoUFQiwXftg

    La pizza alla griglia USA internamente è di colore scuro (?), mentre quella ITA è bella chiara e di sicuro gustosa.

    —————————————————–

    “Houston, we have stomach problems”..

    Posted by GiorgiusGam | 20 June 2013, 23:00

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

Anno 18

[dal 18 ottobre 2001]
Visite totali circa 7 milioni

Categories

Archives

L’ultimo libro

Hitler e Mussolini tra passioni e potere: i tranelli della storia rivisti da un reporter di guerra e da una professoressa di lettere.

Le verità e le bugie intorno ai due dittatori che hanno segnato le sorti del secolo breve. Da una parte il führer, con sangue ebraico e forse origini berbere. Dall’altra il campione della famiglia italiana, il duce, che si innamorò di Claretta Petacci, forse una probabile spia degli inglesi. Poi la fine, ancora avvolta da misteri. Hitler e Mussolini, uniti dall’odio, dall’illusione di una conquista universale, da una fine tragica e da due amori maledetti. Sicuramente feroci, ma con infinite debolezze, spietati, ma fragilissimi.

%d bloggers like this: