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Baghdad, molto tempo dopo

Sono arrivato di notte, dopo un viaggio allucinante (in auto) da Amman. Era la fine di aprile del 2003, tecnicamente ancora c’era la guerra, nel senso che solo a maggio Bush l’ha dichiarata chiusa. Baghdad era al buio. In realtà, la guerra è durata ancora per anni, otto e mezzo per l’esattezza. Invece di andare meglio, è andata sempre peggio. Sono stato molte altre volte in Iraq: ricordo che all’inizio si poteva girare dappertutto, da Bassora e Tikrit (passando per Babilonia) nonostante fosse ancora vivo Saddam. Ma ogni volta gli spazi di movimento si sono sempre più ristretti e il rischio di essere uccisi sempre più alto. Ho lasciato nella sabbia di Najaf il mio amico Enzo Baldoni, ho superato pericoli grandi e non sempre per colpa degli irakeni. Ho visto morte e distruzione, ho sentito l’odio: quasi subito e leggendo i miei resoconti di allora non era difficile prevedere quello che poi è successo. Adesso gli americani se ne vanno, Obama ha deciso che non è più il caso di restare dopo qualcosa come 800 miliardi di dollari spesi. A me non interessano i soldi, ma le persone e allora vale la pena di ricordare un bilancio di sangue drammatico: 4500 militari Usa uccisi, 32 mila feriti, 120 mila civili morti, 273 giornalisti. Ecco a cosa porta una guerra, oltretutto sbagliata. Non ci hanno guadagnato neppure gli irakeni perchè si continua a morire: quest’estate in un solo mese ci sono state 239 vittime, fra cui donne e bambini. La stagione delle vendette non è finita e poi, politicamente, si tratta di un altro fallimento. Dopo aver appoggiato per dieci anni il regime per contrastare il grande Islam, il coperchio è stato tolto e siamo al limite di un’altra guerra, stavolta totale, siamo quasi arrivati cioè al tempo delle crociate.

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

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15 thoughts on “Baghdad, molto tempo dopo

  1. Prima che Splinder chiuda i battenti, sto ricostruendo i post salienti dall’Iraq perchè rappresentano una storia, vissuta in tempo reale, che non può essere cancellata. Baghdad Cafè

    Posted by pinoscaccia | 16 December 2011, 00:40
  2. Non posso non pensare ai nostri connazionali morti in Iraq ed alle loro famiglie e domandarmi se il loro sacrificio è servito a qualche cosa.

    Posted by barbaincampagna | 16 December 2011, 09:08
  3. Già, quasi quaranta vite spezzate per lasciare l’Iraq come, se non peggio di prima.

    Posted by pinoscaccia | 16 December 2011, 10:06
  4. una scia rossa ( di sangue ) parallela ad un altra nera ( di petrolio )…..

    per non parlare di chi continua a morire in patria per strane malattie dovute all’uso di armi top secret ( LA SINDROME DEL GOLFO ) o chi torna a casa LETTERALMENTE fuori di cervello…….

    DIO ( esiste?) STRAMALEDICA LE GUERRE…

    Posted by marcello | 16 December 2011, 12:35
  5. Qual è lo stato d’animo prevalente di chi lascia un luogo dove c’è la pace e si trova da un giorno all’altro in una regione di guerra? E’ veramente difficile immaginarlo per uno come me che una guerra non l’ha neanche sfiorata (fortunatamente).

    Posted by alessandro | 16 December 2011, 14:28
  6. Una scia di morte interminabile…

    Posted by Patrizia M. | 16 December 2011, 17:07
  7. Sudan: libero Azzarà link

    Posted by pinoscaccia | 16 December 2011, 21:45
    • Magari il calcolo è fatto in modo sballato; su 79 notizie che Pino ha inserito, solo una è positiva. Vale la pena far continuare questo teatrino all’ Umanità?
      La risposta è ovvia come la domanda è retorica, ma rifletterci sopra un solo minuto, tutti quanti, forse serve a qualche cosa.

      Posted by Walter | 16 December 2011, 23:21
  8. Faccio il cronista, registro quello che succede. Bisognerebbe riflettere sul perchè succede, cioè perchè il mondo va a rotoli.

    Posted by pinoscaccia | 16 December 2011, 23:25
  9. Non era una critica al tuo operato. Chiaro se ci sono solo notizie negative, tu quelle inserisci.
    Posso solo dire che quando vengono inserite, non ci faccio assuefazione. Purtroppo si percepisce questo, ma è una percezione personale dell’ Opinione Pubblica. Assuefazione alle notizie negative.

    E per restare in tema con l’ articolo: “adesso gli americani se ne vanno”.
    Perché poca assimilazione di questa notizia nell’ Opinione Pubblica? E non è detto che sia positiva, lo dirà solo il tempo.

    Posted by Walter | 16 December 2011, 23:33
  10. Perchè l’Iraq è lontano. E abbiamo così tanti problemi a casa nostra…
    Ovvio che dopo tanti anni l’attenzione non può essere identica anche perchè nel frattempo i conflitti si sono moltiplicati.

    Posted by pinoscaccia | 16 December 2011, 23:36
  11. Gli ultimi soldati statunitensi hanno lasciato l’Iraq questa mattina all’alba, dirigendosi verso il Kuwait e completando così il ritiro dal Paese in cui erano penetrati quasi nove anni fa. Lo ha confermato un ufficiale statunitense. Il 20 marzo 2003 le forze statunitensi avevano invaso l’Iraq per rovesciare la dittatura di Saddam Hussein, poi giustiziato. Oggi, in Iraq restano 157 militari Usa con il compito di addestrare le truppe irachene e un contingente di Marines a guardia dell’ambasciata statunitense a Baghdad.

    Posted by pinoscaccia | 18 December 2011, 13:17
  12. Il 20 marzo 2003 le forze americane erano entrate in Iraq per deporre Saddam Hussein. Secondo l’allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, il dittatore iracheno era in possesso di armi di distruzione di massa che avrebbe potuto usare per atti di terrorismo contro l’occidente. Circa 4500 soldati americani e decine di migliaia di iracheni sono morti nel corso del conflitto, Saddam è stato deposto e giustiziato, ma i suoi armamenti non sono mai stati trovati. Oggi restano nel paese 157 militari Usa per addestrare le truppe irachene e un contingente di marines per difendere l’ambasciata a Bagdad. L’Iraq del dopo Saddam è una fragile democrazia continuamente alle prese con lotte intestine e attentati.

    Posted by pinoscaccia | 18 December 2011, 19:24

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  1. Pingback: Via dall’Iraq | La Torre di Babele - 18 December 2011

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