you're reading...
infanzia

Alessia e Livia

“Non riesco a immaginare come un padre o una madre che arrivano a questi gesti estremi, quale inferno…quanta sofferenza hanno dentro prima di compiere atti così cruenti. Anche questo padre, aveva bisogno di aiuto. Una decisione estrema, non si matura in un giorno, viene montata nell’anima e nella mente da eventi scatenanti intorno a lui giorno dopo giorno. Ci sono parole crudeli che seguono la frattura di un rapporto, ci sono comportamenti assurdi, odi rivalità, che in una separazione, si scatenano e distruggono un rapporto. Non tutti sono in grado di sopportare una separazione. Il coniuge più forte deve aiutare il più debole, ma questo sembra difficile da comprendere, e iniziano le guerre assurde, per interessi e per gelosie. La mente per un grande dolore può impazzire, siamo sempre più soli abbandonati a noi stessi. Non si diventa criminali dei propri figli se si è normali. Sono anni che raccolgo le confessioni di genitori che si fanno violenza. Se non si comprende che, in un rapporto felice che c’è amore, e non possesso, può anche un giorno finire e dobbiamo prepararci dal primo giorno a restare soli, altrimenti al momento della separazione possiamo anche commettere atti assurdi. Scrivo solo per esperienza, che, se mi lasciavo trascinare più di una volta avrei perso la testa. Non dimentichiamo che in queste situazioni sono solo i bambini che pagano il conto. Non vedo ancora le stelle nel cielo”.

Franca Bassi

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

Discussion

11 thoughts on “Alessia e Livia

  1. Buongiorno Pino, non è semplice commentare le tue considerazioni giustissime. Il problema di tutte queste tragedie sta nel “non ascolto”, a cominciare da chi ti sta attorno. Attraverso il mio portale, prettamente family, mi arrivano storie di donne e papà che vivono un grande disagio psicologico, ma la nostra società non è ancora pronta per recepirle. La maternità stessa non è più “partecipazione”, se una donna confessa di non stare bene non ha alcun supporto, se non una pacca sulla spalla accompagnata da un bel ” ci siamo passati tutti” e poi il nulla. E questo accade anche ai padri che non reggono il fallimento di una separazione e che non sopportano l’allontanamento dei figli, fino ad arrivare a soluzioni estreme e crudeli forse prevedibili…

    Posted by letizia | 11 February 2011, 10:26
  2. Cara Franca, io mi sono sposato ne ’69, ad appena 21 anni, dopo meno di cinque mesi da quando ho conosciuto mia moglie e quando il mondo si stava rigirando come un calzino. Era il momento in cui le donne urlavano “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Di tutti i miei amici l’unico matrimonio rimasto insieme è il mio. Il 18 gennaio scorso abbiamo festeggiato 42 anni di matrimonio. Io non ho la presunzione di essere migliore o più furbo degli altri, anzi. Ma oltre ad un pizzico di fortuna, mia moglie ed io ce l’abbiamo messa tutta per limare gli inevitabili spigoli. Quando l’uno assumeva una posizione di forza l’altro si faceva giunco flessibile ma resistente. Così giorno dopo giorno abbiamo consolidato un rapporto che oggi vale mille volte quello iniziale. Ho l’impressione che oggi i giovani non siano capaci di soffrire un pò e siano costretti talvolta a soffrire molto. Le vittime di tutto questo sono, inevitabilmente, i figli che diventano strumento di offesa e punizione per l’altra parte. Non c’è più logica, nè amore, nè consapevolezza e si corre verso un baratro tremendo pieno di dolore. Dico una cosa un pò fuori dalle righe: la colpa è anche nostra. Di noi, genitori, che siamo bravissimi a mollare, in un rito liberatorio, i cordoni della borsa ma non siamo capaci di insegnare ai nostri figli che cosa sia il sacrificio ed il rispetto di quelle regole che sono alla base di una convivenza civile. Dal mio punto di vista vedo, salvo le dovute eccezioni, una brutta società, di forti e prepotenti che sanno essere forti solo con i più deboli. Bambini e anziani sono le vittime predetinate di questo modo di essere.

    Posted by Barba | 11 February 2011, 12:10
  3. Lo so caro Barba,che molte colpe sono anche di certe donne. Comunque io non ho mai avuto il tempo di scendere in piazza e gridare…avevo ben altro da pensare.
    Sono vedova dal 1965 quando mio marito mi ha lasciato, avevo 25 anni e tante incombenze da portare avanti, e da quell’anno non mi sono più fermata e non mi sono mai permessa di andare in piazza.
    Sono tre anni che avevo deciso di andare in pensione, ma purtoppo dovrò continuare la mia salita questo grazie a la crisi mondiale.
    Mi consolo caro Barba,dicendomi forse era questo il mio destino:”Che sto caretto lo dovevo tirà sempre da sola”. Mi accontento, la mia salute me lo posso permettere.
    Mi fa piacere che siete riusciti a smussare gli angoli, non credo che rapporti perfetti esistono, ma con un po’ di buona volonta, anzi co’ ‘na lima grossa ce se riesce.
    Sono felice per te che sei riuscito a gestire serenamente la tua vita. Un caro saluto a tutta la torre.
    Gabbia’scrivi quarche notizzia bona! Sinno me stuggo!

    Posted by ceglie | 11 February 2011, 12:43
  4. Mah. Il discorso è talmente lungo e complesso che come al solito diventa problematico su un blog; quello che terrorizza anche me comunque è il vedere una debolezza interiore diffondersi come un’epidemia proprio, in tutta un’escalation fino ad arrivare al delirio… di gravi squilibri psichici. E’ il dramma – da drao: agire – che sfocia in tragedia.
    E’ la tragedia di Medea, al maschile.
    Bisognerebbe prima capire cosa avviene nell’anima… ma è un discorso così complicato! (casomai ci proverò più tardi).

    E comunque ecco quando dico che gli uomini non sono tutti uguali… ma con differenti livelli di coscienza.

    Posted by Sissi | 11 February 2011, 13:53
  5. Barba,leggendoti e come se tu avessi descritto il mio di matrimonio…con 10 anni meno.32 anni di matrimonio e tre figli.Ci siamo sposati giovanissimi.19 anni io e 22 Nicola.Non è stato facile.E non lo è.Volta per volta,nelle difficoltà e incomprensioni,chi aveva buonsenso …cedeva.Come scrivi,con una bellissima immagine:”Si faceva giunco”.Mi hai fatto ritornare in mente,la frase che usava la donna saggia (mia mentore) che è stata la mia nonna.”Caliti jiuncu chi passa la china”(piegati giunco che passa la piena del fiume).I miei figli,oggi,sono degli adulti.Maturi e responsabili.Hanno ricevuto,dal babbo e dalla mamma,tanti “no” e pochi “si”.Non so se sia merito nostro per come sono.Sono.Ed io ringrazio Dio.

    Posted by franca | 11 February 2011, 15:19
  6. @Franca permettimi di rubare questa bellissima frase ”Caliti jiuncu chi passa la china”(piegati giunco che passa la piena del fiume).

    Posted by Barba | 11 February 2011, 17:21
  7. Grazie ,PIno , per aver postato le bellissime e vere riflessioni e considerazioni di Franca!

    Posted by luciogialloreti | 12 February 2011, 12:12
  8. Comunque sinceramente? Io non ho capito i discorsi di Barba e Franca. Cioè, ho stima delle famiglie belle e soprattutto sane, per carità, questo è ovvio. Ma nel caso specifico, come in tanti altri, troppi, in cui si verificano violenze terrificanti, ci sono gravi squilibri! Individuali. E non capisco cosa c’entri ora il “mulino bianco”.

    Condivido che oggi “i giovani non sono capaci di soffrire un po’ e poi soffrono molto”, e aggiungo non solo i giovani – apposta parlavo di debolezza assoluta. Ma neanche la coppia (o la famiglia) basata semplicemente sulla “tradizione” ritengo possa bastare come presupposto o come principio. Siamo nell’epoca dell'”anima cosciente”, cioè della consapevolezza, dove l’uomo è chiamato a prendere in mano se stesso da tutti i punti di vista, in un percorso costellato di ostacoli, di prove-errori, di sperimentazioni in tutti i campi della realtà. Prendere in mano se stesso significa potersi impadronire, attraverso la conoscenza e gli errori, di una propria legge (morale) interna. Dal ’68 in poi, infatti, c’è stato un crescente malessere nei confronti della legge eteronoma (vedi Kant), venisse questa dallo Stato o dalla Chiesa. L’uomo dell'”anima cosciente” non vuole più sentirsi dire cosa deve fare o non fare (ovviamente mi riferisco sempre e unicamente alla propria sfera personale… nel rispetto degli altri), non vuole sapere dall’autorità che, per esempio, l’aborto è una realtà negativa, vuole poterci arrivare da solo, attraverso la sofferenza, la macerazione, spesso l’esperienza dolorosa e lacerante sulla propria pelle, attraverso il confronto con il senso di colpa e soprattutto attraverso l’acquisizione di nuove conoscenze, di maggiore coscienza! Solo così può nascere la ‘legge interiore’. E una volta nata, nessuno ce la potrà più togliere se non noi stessi. Si tratta di un percorso lungo e faticoso, non basterà una sola incarnazione. Dunque io vedrei come tutti fenomeni dell’anima cosciente l’incapacità delle coppie di rimanere insieme per lungo tempo, il fenomeno dei “singles” così diffuso nella civiltà occidentale, l’aumento di divorzi e separazioni; l’aborto e la contraccezione. Sono tutte esperienze che, nella loro dolorosa realtà, tendono comunque a spingere l’essere umano a “poggiare su se stesso”, una tappa non eludibile dell’evoluzione umana, unico e reale punto di partenza per una vita di coppia basata non più sulla tradizione, sul bisogno e sull’egoismo, ma su una reale e paritaria capacità di interscambio tra due ‘individui’, di sacrificio nel senso più alto della parola, di comunione con l’altro.

    Partendo dunque dall’Io, da questo centro interno dell’individuo, si può poi arrivare alla sfera di iniziativa e di conoscenza più vicina, quella dell'”alter ego”, appunto, dell’altro. Analizzando tutti i problemi di coppia (in crisi generalizzata e in piena decomposizione) annessi e connessi, quali la mancanza di comunicazione in relazioni magari basate più sull’appoggio reciproco, che su due Io formati e centrati, autonomi sia economicamente che psicologicamente, che comunicano tra loro, si scopre che i presupposti sono tutti sfasati. E cioè basati più sull’interdipendenza che sulla Scelta; più sul bisogno che sul desiderio; più sull’egoismo che sull’amore (quello vero) per l’altro, per il suo benessere, la sua felicità, la sua… libertà. Mentre al loro posto arrivano il compromesso, il ‘contratto’, il delirio di possesso. E questo perchè manca il famoso percorso individuale prima di tutto, del coltivare la vita interiore… prima di tutto; altrimenti già è tanto difficile per un individuo assumere le proprie contraddizioni, ovvio che quando due persone vivono insieme le difficoltà si moltiplicano, come si moltiplicano i passi in avanti qualora si tratti di personalità belle e formate, basate su un Io evoluto.
    Tolstoj descrive molto bene entrambi in “Sonata a Kreutzer” e in “Resurrezione”.

    Ah e Barbara Alberti, che diceva: solo i coraggiosi sanno amare, tutto il resto è coppia.

    Posted by Sissi | 13 February 2011, 13:17
  9. Sissi,mi dispiace tu non le abbia capite.
    Sono due belle storie.Niente mulino bianco.Spesso…”sangue e arena”.
    PS nè Kant nè tutti gli altri filosofi che ho dovuto introiettare mi sono stati di grande aiuto.La vita vissuta è altro.Altro.

    Posted by franca | 13 February 2011, 23:14
  10. (…) Sono passati diciassette giorni da quando le gemelline sono scomparse, bisogna andare a colpo sicuro. Molte segnalazioni coincidono. Il viaggio della memoria di Matthias Schepp, condito da rabbia e morte, viene ricostruito. Il suo folle piano studiato con precisione maniacale, segue una logica precisa. I ricordi si fondono con l´orrore. E con una speranza che Irina Lucidi trasforma in certezza. La urla ancora prima di lasciare la Corsica: «Livia e Alessia sono vive. Vi prego, aiutatemi a ritrovarle».

    Posted by pinoscaccia | 14 February 2011, 10:04
  11. La storia delle gemelline ha molto commosso le donne semplici con le quali lavoro in un quariere periferico di Roma.Colpisce il benessere della famiglia, la bellezza delle bambine, lo sguardo sognante e buono del papà.Non mancava nulla a questa famiglia dicono le mie amiche che portano avanti le loro famiglie tra tante ristrettezze e fatiche.Molte responsabilità riversano sulla signora Irina anche se comprendono a fondo il suo dolore. Perchè non si è accorta della sofferenza del marito? Perchè comunicava solo con e-mail ? Perchè trattava il marito come uno schiavo? E si sa che , quando gli schiavi si ribellano, possono commettere gesti crudeli.Perchè i giudici non hanno dato un affido congiunto che si dà a tutti a meno che i padri non abbiano commesso crimini o sono alcolizzati? Sono queste le domande accompagnate da un’infinita pena.

    Posted by rosetta pellegrini | 16 April 2011, 13:24

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

Anno 19

[dal 18 ottobre 2001]

“Quando si è scoperto che l’informazione era un Affare, la verità ha smesso di essere importante.” (Ryszard Kapuscinski)

L’ultimo libro

TRADITORI: l’incredibile intreccio tra i Kennedy, Marilyn Monroe, Jackie Onassis e Maria Callas. Più la sconvolgente storia di Lady D.

Amori Maledetti

Hitler e Mussolini tra passioni e potere: i tranelli della storia rivisti da un reporter di guerra e da una professoressa di lettere.

Archives

%d bloggers like this: