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Dalla Mesopotamia in Valnerina, il lungo viaggio di Enzo Baldoni

Preci. Non so da dove cominciare perchè in realtà non avrei voglia di scrivere niente. Non sono venuto qui a raccontare, ma solo per un fatto assolutamente privato, l’appuntamento preso tanto tempo fa con un amico “grande sola” che è arrivato con un leggero ritardo, appena sei anni e mezzo. Solo che Enzo di amici ne ha sempre avuti un mucchio, ce n’erano tanti oggi ma tantissimi non ce l’hanno fatta e allora bisognerà pur dire a chi non c’era cos’è successo. Comincerei come succedeva con lui, partendo da molto lontano. Per esempio dal sole che brillava sulla neve dei Sibillini, dai bicchieri di vino, dal coro che è venuto apposta da Milano. C’era pure la televisione in pompa magna, addirittura in diretta per il Tg Umbria, ma facciamo finta di niente sennò Enzo si storce. E allora che vi racconto, del rappresentante della comunità islamica venuto a rappresentare il dolore per una vittima innocente della violenza. O del gruppo nascosto ma mica tanto della Zonker zone che già ha in animo di fare un funerale a Milano come quello auspicato dal Baldoni, insomma una grande festa, senza lacrime nè parole di conforto. Ci sarebbe anche da dire del prete che in fondo ha fatto un bel discorso, vero. Per tutto il tempo il mio sguardo è passato dal padre alla figlia di Enzo, facce così struggenti ma somiglianti per quell’orgoglio evidente di avere il sangue di un uomo speciale. C’era tutta la famiglia, c’erano amici, colleghi (Deaglio, che ancora aspetta il pezzo da Najaf, la Sgrena) ma gli occhi e il cuore alla fine sono stati tutti per Giusi, la moglie di quel cronista straordinario e un pò folle che ha deciso di passare l’ultimo mese di ferie della sua vita in Mesopotamia invece che qui nella tranquilla Valnerina. Ha detto Giusi, commossa, dall’altare:  “Pensavo all’inizio di fare una cosa intima, solo noi strettissimi, ma poi ho deciso che il ritorno di Enzo andava condiviso con tutti quelli che gli hanno voluto bene. Beh, adesso che sto in mezzo a voi sono contenta della scelta”. Sono convinto che anche ad Enzo sarebbe piaciuto, nessuno a parlare della sua morte come se non fosse mai avvenuta ma solo di lui e delle sue imprese, perchè giocava a fare il bastardo ma in fondo voleva soltanto fare casino e tutta questa caciara gli avrebbe fatto passare una bella giornata. E la televisione poi, tutti quei flash: non dimentichiamo che era pure fanatico. Avrebbe molto apprezzato anche l’ultimo pensiero: una lapide a forma di balena. Uno come lui se pure il destino l’ha costretto a riposare troppo presto mica poteva avere una lapide qualsiasi. Le foto

(Se proprio devo concludere con una considerazione personale, aggiungerei che proprio non riesco a vedere Enzo dentro una bara. Preferisco ricordarlo come l’ultima volta che l’ho visto, tanto distante da qui, in quella moschea coloratissima di Kufa in mezzo ai feriti. E lui felice di aiutarli). Il video

About pinoscaccia

già redattore capo Rai inviato speciale Tg1

Discussion

10 thoughts on “Dalla Mesopotamia in Valnerina, il lungo viaggio di Enzo Baldoni

  1. Arrivederci, Enzo…

    Posted by Meri | 27 November 2010, 21:54
  2. io non l’ho conosciuto, ma ho letto i suoi scritti. Lo salutai 6 anni fa, ma fu una cosa monca.
    Fai buon viaggio Enzo, ci sono tante persone ora che hanno imparato a conoscerti e ti ricordano.

    Posted by jeneregretterien (Claudia) | 27 November 2010, 22:09
  3. La sua storia è molto angosciante…….

    Posted by Morena | 27 November 2010, 22:59
  4. Mi è rimasta impressa la dimensione della bara.Sembrava quella di un bambino…

    Posted by franca | 27 November 2010, 23:01
  5. Guido Foddis & Gang – “Tra la Polvere”

    Posted by Giorgius | 28 November 2010, 00:20
  6. un bellissimo sole in un cielo sereno, abbracci, sorrisi,semplicità, parenti , amici, la tribu,un coro splendido: un omaggio ad una grande e bella persona.

    Posted by isabelle | 28 November 2010, 00:38
  7. “Che la terra ti sia finalmente lieve”….

    Rubo le parole ad Alda Merini per salutarti, ovunque tu sia guardandoci per favore non ridere troppo ma cerca di darci una mano a raddrizzarci un po’….

    Ciao Enzo!

    Posted by Eugenia | 28 November 2010, 01:33
  8. Per aver iniziato con il dire di non voler scrivere niente hai dedicato ,caro Pino , righe bellissime e particolari al tuo amico e collega, rimasto vivo nel tuo cuore!

    Posted by luciogialloreti | 28 November 2010, 19:24
  9. In ritardo?
    Non so.
    In fondo, questo ritardo impone a tutti noi a pensare e ripensare ancora a ciò, altrimenti la memoria di tanti si sarebbe persa. Il funerale impone un giorno della memoria aggiuntiva, una ricorrrenza solo la memoria dei più vicini e coninvolti.
    Inoltre, per quanto mi raccontino i vecchi volontari che facevano servizio con lui anni e anni prima della sua morte, lui è sempre stato un ritardatario e anche ciò è fedele al suo spirito.
    Non era assolutamente scontato che il corpo di un uomo, in mezzo a migliaia di cadaveri di uomini, donne e bambini, morti, caduti, assassinati tra il tigri è l’eufrate nella terra di mezzo, fosse ritrovato.
    Io non so nemmeno se a Enzo interessase poi che il suo corpo avesse una sepoltura, sicuramente voleva che lo si ricordasse.
    Dopo sei anni e più , tutti hanno dovuto almeno per un attimo ripensare non solo alla sua fine, ma a quei giorni e all’Irak, mentre i cannoni sparano in Corea, in Afghanistan e i molti Paesi dove la guerra cè ancora e manco ci ricordiamo che c’è.

    Posted by Magritte60 | 29 November 2010, 14:34

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  1. Pingback: E una lapide a forma di balena « Professione Reporter - 28 November 2010

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