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Vermicino e la tv del dolore

E’ straordinario il filo che comunque lega i nostri percorsi  di vita . Parlavo ieri di Sardegna e oggi è il tristissimo anniversario dell’incidente di Vermicino. L’intreccio nasce proprio dal premio che gli amici sardi vollero darmi proprio per la vicenda Farouk. Il destino ha voluto che il premio “L’isola che c’è” fosse consegnato quel giorno dalla comunità sarda di Roma anche ad Angelo Licheri, l’uomo che tentò invano di raggiungere Alfredino in fondo al pozzo. Il lieto fine di un bambino davanti al contraltare di una fine tragica. Ricordo una larva d’uomo: diventato disabile, uno scheletro, il dolore negli occhi. Lo salutai, poche parole, continuava a ripetere “lo sogno tutte le notti, sogno di morire anch’io e di raggiungerlo”. Sono passati trentotto anni ma quella diretta continua a segnare molte persone. Arrivai al Tg1 pochi anni dopo e ricordo che colleghi avevano abbandonato la cronaca dopo quelle dirette. Fu un evento che rivoluzionò la tv, dissero che “l’Italia aveva imparato a piangere davanti al televisore”, ne ho già parlato ma fu assolutamente una circostanza non voluta. La Rai allora sicuramente buonista voleva trasmettere una grande pagina di solidarietà, celebrando insieme al presidente Pertini un salvataggio miracoloso. Ma i dirigenti di allora trascurarono le regole ferree della diretta e si ritrovarono a piangere un dramma, diventando prigionieri di se stessi, non potendo interrompere la trasmissione. E forse fu, almeno da noi, il primo esempio di villaggio globale con tutti gli italiani presenti a Vermicino nello stesso istante. E da allora la tv diventò un’altra cosa. Una brutta cosa.

Contro ogni violenza

Questo blog è contro ogni forma di violenza, anche verbale. E’ contro la guerra, tutte le guerre. E’ contro le armi, la pena di morte, il razzismo, l’intolleranza, la volgarità, l’egoismo, la pedofilia. E’ perciò schierato dichiaratamente a favore della pace e della convivenza civile.

VITA DA INVIATO

Video – “Vita da inviato”
La verità non esiste.
Esistono i fatti.
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Anno 18

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L’ultimo libro

Hitler e Mussolini tra passioni e potere: i tranelli della storia rivisti da un reporter di guerra e da una professoressa di lettere.

Le verità e le bugie intorno ai due dittatori che hanno segnato le sorti del secolo breve. Da una parte il führer, con sangue ebraico e forse origini berbere. Dall’altra il campione della famiglia italiana, il duce, che si innamorò di Claretta Petacci, forse una probabile spia degli inglesi. Poi la fine, ancora avvolta da misteri. Hitler e Mussolini, uniti dall’odio, dall’illusione di una conquista universale, da una fine tragica e da due amori maledetti. Sicuramente feroci, ma con infinite debolezze, spietati, ma fragilissimi.